Napolitano contro i mulini a vento

Giorgio Napolitano ha scelto il giorno successivo alla votazione che ha consentito alla magistratura napoletana di mettere in carcere un deputato per esprimere un giudizio di netta riprovazione per il protagonismo e la politicizzazione che sembrano dettare il ruolino di marcia di alcune procure. Denuncia, con inusuale durezza, “condotte che creino indebita confusione di ruoli e fomentino l’ormai intollerabile, sterile scontro tra politica e magistratura”, ripete il suo monito contro l’uso spregiudicato e la diffusione preordinata delle intercettazioni.
15 AGO 20
Immagine di Napolitano contro i mulini a vento
I magistrati devono essere "inappuntabili" in modo da vanificare "attacchi inammissibili alla magistratura", disinnescando così "un fuorviante conflitto" con la politica. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, oggi durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale. "E' doveroso alleggerire i costi della politica che nell'opinione pubblica possono generare comprensibili insofferenze – ha continuato Napolitano – ma il vento dell'antipolitica può portare a pericolosi umori anti democratici". Poi il capo dello stato è tornato a parlare della manovra economica: "E' stata una prova di coesione, ma molto resta da fare".
Giorgio Napolitano ha scelto il giorno successivo alla votazione che ha consentito alla magistratura napoletana di mettere in carcere un deputato per esprimere un giudizio di netta riprovazione per il protagonismo e la politicizzazione che sembrano dettare il ruolino di marcia di alcune procure. Denuncia, con inusuale durezza, “condotte che creino indebita confusione di ruoli e fomentino l’ormai intollerabile, sterile scontro tra politica e magistratura”, ripete il suo monito contro l’uso spregiudicato e la diffusione preordinata delle intercettazioni “cui non sempre si fa ricorso – come invece insegna la Corte di Cassazione – solo nei casi di assoluta indispensabilità per specifiche indagini e delle quali viene poi spesso divulgato il contenuto pur quando esso è privo di rilievo processuale”, critica “l’inserimento nei provvedimenti giudiziari di riferimenti non pertinenti o chiaramente eccedenti” e chiede il massimo “scrupolo nella valutazione degli elementi necessari per decidere l’apertura di un procedimento e, a maggior ragione, la richiesta o l’applicazione di misure cautelari”.

Chi da tempo esprime preoccupazione per l’intromissione della magistratura nelle vicende politiche, per l’uso spregiudicato dei poteri giudiziari a cominciare da quello delicatissimo di privare della libertà personale persone non ancora giudicate, trova conforto nelle parole che vengono dal Quirinale. Di questo conforto si sentiva il bisogno, per continuare in una battaglia per il rispetto delle garanzie che in questi giorni amari sembra quasi una battaglia talmente impari da apparire illusoria come quella di un don Chisciotte contro i mulini a vento.